Leonardo da Vinci al Museo della tortura

All’interno del Museo tortura, una bella e unica collezione del genio Leonardo da Vinci, realizzato con arte e sapienza da artigiani fiorentini. Macchine da guerra costruite con i disegni del genio a grandezza naturale e funzionanti.

 

Presentazione PVC-p1

 

Carri falcianti
Uno dei manoscritti più belli di Leonardo, realizzato per impressionare Ludovico il Moro, rappresenta dei carri falcianti da utilizzare in battaglia.

 

Carro falciante

Trainati da dei cavalli in corsa, questi carri, dotati di lame taglienti si muovevano nella mischia e colpivano a morte chiunque capitasse vicino.Il carro falciante, è una micidiale arma da combattimento campestre di tradizione antica.

 

 

Carro falciante didascalia


Leonardo ha inserito un’efficace variante per cui il carro monta delle lame rotanti in orizzontale azionate per mezzo di un ingegnoso sistema di trasmissione che prende il moto dall’asse delle ruote.
Sul foglio Leonardo annota: «questi carri furono di diverse maniere, e spesso fecero non men danno alli amici che alli nemici…contro questi carri bisogna usare arcieri, fiondatori e lanciatori e tiratori ogni maniera di dardi, lance, sassi, fochi romori di tamburo e grida… E per questo si spaventerà li cavalli i quali sfrenati si volteranno a lor dispetto dei governatori…»

 

 

Bombarda
Un disegno estremamente chiaro e di rara bellezza.

Bombarda originale 1

Il foglio rappresenta due bombarde riprese proprio nel momento dell’esplosione del colpo.
Oltre al progetto della bombarda, struttura già conosciuta all’epoca, Leonardo pensa anche a grossi proiettili esplosivi che, una volta lanciati, si dividono in più parti; composti da altre palle esplosive e triboli in metallo, con il duplice scopo di riempire gli spazi tra palla e palla all’interno dell’involucro in pelle spessa e causare maggiori danni con l’effetto scheggia; coprendo così una superficie di impatto maggiore e amplificando i danni alle file nemiche.

Bombarda proiettili

 

REALIZZAZIONE DELLA BOMBARDA

Bombarda realizzazione

 

Cannone a «Mantelletto»
I due disegni maggiori rappresentano due spingarde “a cavalletto” e “a mantelletto” quella in basso con la copertura. La soluzione di Leonardo permette di variare l’altezza di tiro agevolmente spostando i fermi lungo la ghiera forata e spostare lateralmente il cannone appoggiato su una guida munita di dente e scanalatura.

Spingarda a mentelletto originale(1)

 

I disegni minori raffigurano due involucri di polvere da sparo, in alto «vuole il cartoccio dentro la pallottola»; una coda di bombarda «che non torna a dirieto per trarre in galea» (la galea era la tipica nave da guerra utilizzata nel Mediterraneo dal IX al XVIII sec.); altro involucro con due tipi di polvere a – b, «modo di cartoccio – a – polvere fine, – b – polvere soffice e da bombarda»; particolare di un dardo con penne per spingarda «queste penne vogliono saltare fuora a molla, quando el dardo esce della spingarda»
Leonardo in un’altro appunto afferma di poter costruire una spingarda composta da vari pezzi per poterla meglio trasportare e ricomporre dove necessario, «puossi per questa fare una bombarda di 40 pezzi, e rimane come d’un pezzo. Femmina-Maschio-Femena-Maschio»

 

REALIZZAZIONE

Spingarda a mentelletto realizzazione

Spingarda a mantelletto (FILEminimizer)

 

Scudi armati
In questi disegni Leonardo rielabora il tema delle armi per i soldati a piedi unendo in un’unico elemento un’arma da lancio come l’arco e la balestra e un’oggetto da difesa come lo scudo.

 

Scudo arco originale

Scudo spada originale

 

 

Oltre a concepire uno scudo di grandi dimensioni da poter essere usato come protezione da cui poi scagliarsi all’attacco con armi bianche.
Nel disegno originale, anche uno studio di una palla esplosiva

 

Scudo arco 1

 

Scudo spada realizzazione

 

Catapulta
In un mondo in cui le città avevano eretto possenti mura di difesa per respingere gli assalti di innumerevoli eserciti e bande di mercenari o irregolari, la catapulta risultava l’arma da assedio più comune.
Risalenti a molti secoli prima come idea, tuttavia le catapulte di Leonardo si caratterizzarono per il perfezionamento dei meccanismi di lancio.
Pensandone di vari modelli, dai doppi bracci di lancio a molle di tensionamento multiple.
Nella sua concezione più avanzata, in esse inserì un doppio sistema di tensione azionato a manovella che poteva lanciare pietre e proiettili esplosivi a grandi distanze, risultando così fuori dalla portata delle armi dei difensori cittadini.

 

Catapulta realizzazione

Catapulta

 
 
 

 

Scudo a cono armato
Nel disegno Leonardo propone un sistema di difesa/offesa contro i cavalieri nei confronti della fanteria.
Il cono montato in cima ad un’asta in legno, devia il colpo di lancia del cavaliere dando la possibilità al fante di attuare la sua contromossa. Infatti prevede una versione sia equipaggiata di un’arma da fuoco, che altre munite di tridente o punte di lancia.

Cono tonante originale

Cono tonante

Cono tonante ralizzazione

 

Mitragliatrice (Ribauldequin)
Il Rinascimento fu il periodo storico in cui l’armamento leggero basato sulla polvere da sparo prese lentamente, ma inesorabilmente, il sopravvento sull’arma bianca.

Mitraglia originale

 

La “mitragliatrice” di Leonardo (nota anche come Ribauldequin) prevedeva diverse varianti, produceva un vero e proprio fuoco di sbarramento contro la fanteria nemica, generalmente disposta in linea per l’attacco con lancia o per il puntamento con le armi da fuoco leggere.
Nel modello a “ventaglio”, la mitragliatrice aveva 12 canne con una caratteristica disposizione aperta che le attribuiva la denominazione e una manovella per cambiare l’alzo dell’arma, aumentandone o diminuendone la gittata.
Altro modello è quello rotante, con tre serie di 11 canne montate su un supporto che dava la possibilità, ruotando di volta in volta, dopo aver sparato una prima raffica, passare alla successiva, aumentando velocità e volume di fuoco.

1, 2 e 3 – Si versi nella canna una dose misurata di polvere da lancio, a grana grossa; si calchi in fondo la palla avvolta in una pezza unta.
4 – Ogni 5 o sei colpi, si sturi il foro del focone (piccolo foro nella canna).
5 – Si carichi la ruota in senso orario con la chiavetta finché non si blocchi.
6 – Si inneschi con polverina fine, coprendo la periferia della ruota.
7 – Si chiuda lo scodellino facendo scorrere indietro il coperchietto.
8 – Si abbassi il cane rotandolo indietro, in modo che la pirite nelle ganasce venga a posare sul coperchietto, premuta in giù dalla molla sotto il perno.
9 – Si tiri il grilletto. La ruota scatta ed il coperchietto si apre automaticamente. La pirite viene a contatto con la ruota in movimento, dall’attrito nasce una scintilla che infuoca la polverina; la vampata infiamma attraverso il focone la carica nella canna.

Alzare il cane
Caricare la molla della ruota con l’apposita chiave
Abbassare il cane e appoggiare la pirite alla ruota
Premere il grilletto

 

Mitraglia

 MUSEOdella TORTURA

 Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19

Via del Castello 1/3
San Gimignano (Siena) 

 

tel. o577942243